Bibliografia degli scritti di Franco Cardini 1957-2011, a cura di A. MUSARRA, Postfazione di F. CARDINI, Rimini, Il Cerchio, 2011
Dall'Introduzione:
"[...] padre di quattro figlie, nonno di sei nipoti tutti maschi (lui spera di arrivare a dieci), Maestro di molte generazioni di studenti. Su di lui circolano diverse leggende: ad una visione stereotipata che lo vorrebbe dormire due o tre ore per notte per terminare il tal articolo o il tal volume, molti accostano il Cardini homo viator, ospite fisso, tra un viaggio e l'altro, della "sua" Santa Maria Novella, ove lo si vede arrivare rigorosamente casual, immancabilmente carico di borsoni, lo sguardo pensante e meditativo, per ricevere studenti o tesisti. V'è ovviamente chi si approfitta della sua proverbiale gentilezza: «ricevo di continuo manoscritti da leggere e vengo assalito dappertutto (anche in treno e al ristorante), da giornalisti, ragionieri, penalisti, odontoiatri, stagnari e ciabattini: tutti hanno nel cassetto un dotto saggio storico da farmi leggere e da pubblicare, tutti se la prendono - mentre si rivolgono a uno storico "accademico" magari pessimo, ma pur sempre tale - con gli storici appunto "accademici", che non hanno mai capito questo o hanno sempre nascosto per loro loschi fini la verità su quest'altro». V'è anche chi lo preferisce per la sua vena ironica, la quale contribuisce in maniera capitale a definire le caratteristiche del personaggio: «Un giorno o l'altro» - ha scritto di recente - «mi deciderò a scrivere un libro autobiografico-professionale sul mio lavoro: e, parafrasando il capolavoro del grande Lévi-Strauss, lo chiamerò Tristi storici. In realtà guadagniamo poco ma, quando facciamo le nostre cose con serietà, con passione e un pò di humor,ci divertiamo un sacco, impariamo tante belle cose, giriamo il mondo con la scusa dei congressi internazionali e insomma - beghe accademiche a parte - i più intelligenti fra noi sono contenti di quel che fanno». Di lui si dice inoltre che ami i gatti; che li ami più della sua Firenze. Anche se, a leggere le sue parole, si direbbe invece che è proprio la sua fiorentinità ad averlo reso quello che è: «ero ragazzo nell'immediato dopoguerra, quando eravamo poveri e la guerra ci aveva provati; camminavo per le strade della mia Firenze, e quando da casa mia – fra Via Serumido e Via Serragli – dovevo andare a scuola in Via de' Magazzini, fra Palazzo Vecchio e Torre della Castagna, e viceversa, attraversavo le spesse, tristi macerie fra Borgo Sa' Jacopo e Via de' Frescobaldi. Ma volevamo ricostruire, ricordare, riconoscerci. […] Si risistemarono anche le lapidi: come quella, di fronte a Palazzo Guicciardini, che ricordava che là sorgevano le case di Paolo del Pozzo Toscanelli, geografo e umanista. Camminavo già a naso all'insù […] e leggevo le lapidi. Credo di averle lette quasi tutte; strada per strada, piazza per piazza. Era così che mi impadronivo del passato noto e meno noto della mia città, che ricostruivo con pazienza, ancora senza rendermene conto il puzzle del passato della mia gente, il DNA della nostra comune memoria».
Roma, Santiago, Gerusalemme. Vie e luoghi dell’incontro con Dio, a cura di F. CARDINI, Rimini, Il Cerchio, 2010 (limitatamente alle pag. 230‐273)
Il 21 novembre 2010 si è chiusa a Roma la Mostra "Roma, Santiago, Gerusalemme. Vie e luoghi dell'incontro con Dio", organizzata dall'Associazione "Identità Europea" e curata da Franco Cardini. Ad essa ho avuto modo di collaborare redigendo diversi pannelli. E' ora disponibile il Catalogo a colori della Mostra, arricchito da contributi originali di Franco Cardini, Paolo Caucci von Saucken, Adolfo Morganti e Stefano Piacenti.
Gli Annali di Ogerio Pane (1197-1219) e di Marchisio Scriba (1220-1224) (con M. MONTESANO), Genova, Frilli Editori, 2010.
Gli Annali di Ogerio Pane (1197–1219) e di Marchisio Scriba (1220–1224) sono una fonte di primaria importanza per la storia genovese del primo Duecento. La città si trova a un momento di svolta: tra le sue mura si attua infatti il definitivo passaggio dal regime consolare a quello podestarile; a livello regionale la sua azione è invece volta a sottomettere i principali centri di potere locali, signorili e cittadini. È però il respiro internazionale e mediterraneo a caratterizzare maggiormente la fisionomia cittadina: Genova tenta infatti di mantenere una certa autonomia nei confronti di Federico II; contemporaneamente sostiene con ogni mezzo la propria espansione commerciale nel Mediterraneo. Un grosso ostacolo si frappone però all'apertura di nuovi scali commerciali in Oriente: dal 1204 i veneziani sono padroni dei principali porti bizantini levantini. Non è ancora il momento della lotta: la volontà di mantenere un certo equilibrio favorevole ai commerci limita le azioni belliche a una fastidiosa guerra di corsa, la quale però, con l'andare degli anni, provocherà ingenti danni a tutti i soggetti coinvolti.
Gli Annali di Ottobono Scriba (1174-1196) (con M.MONTESANO), Genova, Frilli Editori, 2010.
Gli Annali di Ottobono Scriba (1174-1196) raccolgono l'avvincente avventura del comune di Genova nell'ultimo scorcio del XII secolo. Alle prese con Federico Barbarossa e la terza crociata, con le spedizioni in Sicilia di Enrico VI e con la rivale di sempre, Pisa, la città ha nuovamente bisogno di porre per iscritto le proprie memorie, di renderle ufficiali. Genova si trova infatti ad un punto cruciale della propria storia: ll mutamento ai vertici del governo - il passaggio dalla magistratura consolare a quella podestarile - necessita infatti di una consacrazione pubblica. A rendere possibile l' operazione è uno scriba comunale: Ottobono. Rappresentante del nascente funzionariato civile - di quel notariato comunale che instaurerà in Genova una presenza pressoché totalizzante nell'ambito della documentazione urbana - Ottobono Scriba, continuatore dell'opera di Caffaro e di Oberto Cancelliere, non è un celebre e influente cittadino, paragonabile ai suoi immediati predecessori. Egli appare anzi più come spettatore che come attore dei fatti che descrive. Nonostante ciò la sua opera - vicina agli interessi della classe dirigente dell'epoca - è un prezioso contributo alla conoscenza del periodo, non soltanto per la storia di Genova ma per quella dell'intera Europa mediterranea.
La guerra di San Saba, Pisa, Pacini, 2009
La guerra di San Saba e il successivo trattato di Ninfeo sono due eventi paradigmatici per comprendere la storia di Genova nel Duecento. Il conflitto, preceduto da decenni di incertezza politica e militare in tutto il Mediterraneo, vide i Genovesi battuti dai Veneziani e scacciati da Acri. Esso fu influenzato da una vero e proprio Grande Gioco in cui i fragili equilibri lentamente conquistati nel corso del tempo risultarono varie volte spezzati e capovolti a seconda delle circostanze. Il tutto con un unico obiettivo: l’espansione commerciale in Oriente.
Recensione: TONIAZZI M., rec. a La guerra di San Saba, in "Archivio Storico Italiano", 626 (2010).